Funzione dei musei e importanza del pensiero

Intervista a Marco Delogu, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra.

– Quinta e ultima puntata –

La Macchia – Ci piacerebbe avere le sue opinioni su due passi della già citata Sontag che racchiudono due delle sue anime, quella di fotografo il primo e quella di curatore il secondo; entrambi sono tratti da “Sulla Fotografia”, saggio pubblicato nel 1978 e per molti aspetti ancora attuale. 

Secondo passo: “Non si sottolineerà mai abbastanza la funzione dei musei nella formazione del gusto fotografico contemporaneo. Non tanto perché stabiliscano quali fotografie siano belle o brutte, ma perché offrono condizioni nuove per guardare qualunque fotografia. Questa procedura, che apparentemente dovrebbe creare nuovi criteri di valutazione, in realtà li abolisce. Non si può dire che i musei abbiano creato un solido canone delle opere fotografiche del passato, come hanno fatto per la pittura. Anche quando sembrano patrocinare un particolare gusto fotografico, essi contestano il concetto stesso di normativo. La loro funzione è di mostrare che non esistono criteri di valutazione fissi e che non esiste una tradizione canonica. Grazie all’intervento del museo, il concetto stesso di tradizione canonica è smascherato come ridondante.”

 

Delogu – Sino a quindici anni fa ero abbastanza d’accordo su questo punto e sul museo fotografico, adesso non mi interessa più. Penso che il museo fotografico sia ghettizzante, penso che vorrei stare in un museo di arte, di arte contemporanea, classica e così via e vorrei che la fotografia fosse trattata in questo stesso modo e quindi vorrei anche che con tutte le specifiche degli strumenti e del linguaggio ci sia un’uniformità, ci sia un’omologazione, ci sia un modo di vedere per temi, per periodi, per identità di gruppi di artisti.

La scuola di San Lorenzo, ad esempio, era un piccolo gruppo romano che avrebbe potuto avere dei fotografi al suo interno invece che quel sistema di pittura ormai spappolato e purtroppo neanche così storicizzato, travolto com’è stato dal passare del tempo. Mi dispiace perché stimo alcuni di quegli artisti.

In conclusione, credo che il problema del museo e dei criteri che il museo dà rispetto alla fotografia siano assolutamente da ripensare e vorrei che tutto fosse fruibile allo stesso tempo e allo stesso livello: la video arte come la pittura classica, la scultura come alcune forme d’arte più concettuali, come anche la fotografia stessa. Però è chiaro che esiste un punto, che è il modo in cui un’opera fotografica è pensata – ed ecco che torniamo al concetto di pensiero. La macchina fotografica viene dopo.

 

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